I testi AI nascondono rischi legali che le aziende devono gestire
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I testi AI nascondono rischi legali che le aziende devono gestire

Scopri come usare l'intelligenza artificiale per scrivere testi aziendali evitando rischi legali, allucinazioni e violazioni del diritto d'autore.

Redazione Leader242 luglio 20266 min di letturaSpunto da Google Trends Tech (US)

Hai presente quella sensazione di sollievo quando un testo sembra scriversi da solo? Chiedi all’AI, ottieni un paragrafo che sembra perfetto e pensi che sia proprio quello che ti serviva. Poi, qualche giorno dopo, arriva la segnalazione: dentro c’è una norma che non esiste o una frase copiata da un sito concorrente. Quel sollievo si trasforma così in un problema concreto. Usare l’intelligenza artificiale per scrivere può darti un vantaggio, ma solo se sai come controllare i contenuti prima di usarli. Altrimenti il rischio legale diventa reale.

Cosa sono le "allucinazioni" dell’AI e perché possono danneggiarti?

Le allucinazioni sono risposte che l’AI presenta come corrette e autorevoli, ma che in realtà sono false o inventate di sana pianta. Succede quando il modello non ha una risposta certa e costruisce un dato che sembra plausibile, senza avvisare che lo sta creando dal nulla. Come riportato da Brocardi.it, il rischio è concreto: in un caso esaminato a Ferrara, un software di AI generativa aveva citato una sentenza della Corte d’Appello di Venezia con numero e data precisi. Quella sentenza, però, non era mai stata emessa. L’avvocato che l’ha usata senza controllare ha rischiato grosso. Se questo può accadere in un documento legale, è facile immaginare cosa succede quando la stessa cosa compare in una comunicazione aziendale o in un contratto che invii a un cliente. Non dare mai per scontato che ciò che produce l’AI sia vero al cento percento.

Il rischio di plagio: non è solo una questione accademica

Molti associano il plagio solo alle tesi universitarie, ma per un’azienda il problema è molto più immediato. Quando chiedi all’AI di scrivere un testo e questa rielabora fonti altrui senza citarle, puoi finire per violare il diritto d’autore. Come spiegato da Tesify, l’uso corretto dell’AI dovrebbe assomigliare a quello di un tutor: ti aiuta a strutturare, ma la responsabilità del risultato finale resta tua. Il problema sorge quando chiedi all’AI di scrivere un capitolo completo, di produrre note senza controllo, di riscrivere automaticamente testi altrui per nasconderne l’origine o di creare bibliografie che non hai verificato. Se il tuo sito o le tue brochure contengono testi copiati, rischi sanzioni e un danno d’immagine difficile da riparare. Il plagio involontario è ancora più insidioso perché non lo fai di proposito, eppure le conseguenze legali restano le stesse.

Come verificare i testi generati dall’AI in 3 passaggi

Non serve essere un esperto legale, basta avere un metodo. Prima di pubblicare o inviare qualsiasi documento, puoi seguire questi tre passaggi. Inizia verificando le fonti. Se l’AI cita una legge, un articolo o una sentenza, cerca il riferimento originale su banche dati ufficiali o siti istituzionali. Non fidarti mai del link fornito dall’AI, perché spesso sembra corretto ma non porta da nessuna parte. Poi fai un controllo incrociato. Confronta le informazioni ottenute con almeno due fonti affidabili diverse. Se un dato appare solo nella risposta dell’AI e non altrove, è un segnale da non ignorare. Infine, puoi usare software per il controllo antiplagio. Questi tool ti aiutano a capire se il testo è troppo simile a contenuti già presenti online. Non sono infallibili, ma offrono una prima indicazione utile.

Trasparenza: il nuovo codice di condotta europeo

L’Europa ha introdotto nuove regole per l’etichettatura dei contenuti generati dall’AI. Secondo il Codice di condotta sulla trasparenza, le aziende devono essere trasparenti quando utilizzano testi creati da sistemi automatizzati. Il codice si divide in due parti: una per chi fornisce i sistemi di AI e una per chi li usa. Per te che hai un’attività, il punto essenziale è semplice: se un testo pubblicato sul tuo sito o inviato ai clienti è stato generato dall’AI, devi essere in grado di dichiararlo. Non si tratta di un obbligo che ti penalizza, anzi. Questa trasparenza aumenta la fiducia dei clienti, che apprezzano l’onestà. Queste regole aiutano le persone a riconoscere quando un contenuto è stato creato o modificato dall’AI, riducendo il rischio di inganno e proteggendoti da contestazioni future.

Come gestire il customer service senza cadere in "allucinazioni"

Se usi l’AI per rispondere ai clienti, il rischio di fornire informazioni errate è sempre presente. Un cliente che chiede la policy per i resi e riceve una procedura inventata dall’AI trasforma subito una risposta automatica in un reclamo. Per evitare questi problemi, la soluzione più efficace è integrare strumenti che permettano un controllo umano costante. Se vuoi semplificare la gestione delle conversazioni senza dover verificare manualmente ogni risposta, piattaforme come Leader24 permettono di gestire il passaggio tra AI e operatore umano: quando l’AI non è sicura, il sistema assegna la conversazione a te, così il cliente riceve sempre risposte verificate. Il principio resta lo stesso: l’AI fa una prima scrematura, ma la responsabilità finale è tua. Questo approccio ti protegge dai rischi legali.

Il primo passo da fare oggi stesso

Non devi smettere di usare l’AI, ma puoi cambiare il modo in cui la usi. Inizia a considerare ogni risposta come una bozza da revisionare, non come un testo pronto da pubblicare. Crea una checklist semplice che ogni persona del tuo team segua prima di inviare un testo generato automaticamente. Tre controlli bastano: verifica di date e riferimenti normativi, controllo delle citazioni e delle fonti, e controllo del tono e della coerenza con il tuo modo abituale di comunicare. Non ti serve un consulente legale per ogni email. Ti serve solo un metodo e un po’ di attenzione in più prima di cliccare invio.

Domande frequenti

L’AI può davvero inventare una legge o una sentenza?

Sì. Il fenomeno delle allucinazioni è documentato anche in contesti reali. 24 Ore, un software di AI ha citato in un atto giudiziario una sentenza della Corte d’Appello di Venezia con numero e data precisi. Quella sentenza non esisteva. Se può accadere in un tribunale, può accadere anche in una tua comunicazione aziendale.

Come faccio a sapere se un testo generato dall’AI è plagio?

Puoi usare un tool di controllo antiplagio. Non ti darà la certezza assoluta, ma segnalerà le somiglianze sospette con contenuti già pubblicati online. La soglia critica è generalmente sotto una percentuale rilevante di similarità: sotto quella percentuale sei tranquillo, oltre una quota significativa corri dei rischi. Più del numero, però, conta il tipo di contenuto: una frase presa da un sito concorrente è più pericolosa di una formula generica.

Devo dichiarare che un testo è stato generato dall’AI?

Il nuovo codice di condotta europeo sulla trasparenza dei contenuti generati dall’AI lo raccomanda. Non è ancora un obbligo di legge in tutti i casi, ma rimane una buona pratica che ti protegge da contestazioni e rafforza la fiducia dei clienti. Quando il testo è destinato al pubblico, dichiararne l’origine diventa un segnale di onestà che i tuoi clienti apprezzano.

Approfondimenti Leader24

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